A chi giova la pandemia?

di Giacinto Cimolai

I giornali ci raccontano che stanno aumentando i pazienti nelle terapie intensive, però nulla ci dicono, se i pazienti delle strutture sanitarie sono vaccinati o non vaccinati.

Il giurista Ugo Mattei, ospite alla trasmissione Tagadà, ha affermato che il 70% dei ricoverati sono oggi persone già vaccinate, il prof. Crisanti, in contraddittorio, ha ragionevolmente confermato che, considerato che l’86% delle persone vaccinabili sono state vaccinate è ovvio che la maggior parte dei ricoverati siano vaccinati.

Ma non ci dicevano che bisognava vaccinarsi proprio per evitare di riempire le terapie intensive?

Che attraverso la vaccinazione di massa avremmo raggiunto l’immunità di gregge fissata al 70% e avremmo evitato altre misure restrittive. L’immunità di gregge l’abbiamo superata ampiamente, al momento in cui scrivo il sito del Ministero della Salute indica che è stata vaccinata l’86,96% della popolazione over 12 anni.

Però, dicono, la situazione sta peggiorando. Delle due l’una: o i vaccini non funzionano o i dati che ci raccontano non rappresentano la verità come del resto abbiamo più volte riscontrato, oppure sono vere entrambe.

Ci hanno raccontato per un anno e mezzo l’elenco giornaliero dei morti, poi l’Istituto Superiore della Sanità documenta che su 130 mila morti da Covid solo il 2,9% può essere effettivamente imputato al Covid: tradotto, meno di 4000 morti, molti di meno di qualsiasi influenza stagionale.

Ora si dà la colpa anche alle manifestazioni che provocano assembramenti, ma nulla si è fatto per evitare che i mezzi pubblici continuino a viaggiare senza alcun rispetto delle distanze.

Ci sono molte altre domande che ci dobbiamo porre ma ora desidero soffermarmi su un’altra. Prima, un breve racconto per renderla più comprensibile.

In questi giorni anch’io sto sperimentando il Covid e i protocolli che vengono utilizzati. Avendo i sintomi che accompagnano il Covid ho cercato innanzitutto il medico di base, scoprendo che ne ero sprovvisto (a dimostrazione del mio stretto rapporto con la medicina). Mi sono allora rivolto al numero verde ma dopo lunghe attese mi è stato riferito che gli addetti erano troppo impegnati e quindi non potevo parlare assieme (da notare che non c’è altro numero disponibile e mi trovo in Friuli): il consiglio è stato di rivolgermi alla guardia medica che ovviamente risponde dopo le ore 20. Devo dire che ho trovato molta disponibilità ma nessuna soluzione se non l’indicazione di effettuare il tampone. Fatto tampone molecolare a pagamento: esito positivo. La procedura prevede che il “paziente” venga contattato dal dipartimento di sanità.

Ho chiesto di essere ammesso alla terapia monoclonale: non è possibile perché nonostante 2 infarti non sono anche obeso e diabetico. Mi documento e scopro che la Determinazione AIFA n. 911 pubblicata in Gazzetta Ufficiale e in vigore dal 7/8/21 afferma che è possibile utilizzare anche l’anticorpo monoclonale, per la seguente indicazione terapeutica: «Trattamento della malattia da coronavirus 2019 (COVID-19) lieve o moderata, negli adulti e adolescenti di età pari o superiore a 12 anni non ospedalizzati per COVID-19, che non necessitano di ossigenoterapia supplementare per COVID-19 e che sono ad alto rischio di progressione a COVID-19 severa».

Ovviamente richiamo sia l’USCA che il Dipartimento di Sanità e nessuno dice di conoscere questa disposizione!!

Ma la parte ancora più bella di tutto questo è che nessuno si sia preoccupato di farmi domande un po’ approfondite sullo stato di salute e soprattutto nessuno mi ha prescritto un farmaco. Ma come? Siamo in presenza della nuova peste e nessuno mi prescrive nemmeno un farmaco?  Solo vigile attesa? Ma attesa di cosa, del ricovero in ospedale?

Se posso non frequento i medici, ma ho sempre saputo che in presenza di un’influenza, qualcosa il medico te lo prescrive: uno sciroppo per la tosse, un antipiretico, una semplice vitamina C.

Ora nulla, siamo di fronte alla pandemia che sta cambiando il mondo e lasciamo il “paziente” in isolamento a casa da solo senza alcuna assistenza, senza analisi, senza alcuna terapia?

Ma se la terapia monoclonale è stata dimostrata assolutamente efficace e priva di effetti collaterali perché non la utilizziamo per evitare di riempire le unità di terapia intensiva? Soprattutto in quelle Regioni come il Friuli dove si rischia di passare a nuove restrizioni e i magazzini sono pieni di farmaci monoclonali, perché non vengono utilizzati? Forse perché guariscono e senza la crescita dei ricoveri non si giustificherebbe la proroga dell’emergenza sanitaria? O dobbiamo conservarli per gli amici degli amici e poi magari gettarli perché scaduti?

Troppe domande?

Ce ne sarebbero delle altre da porsi a cui cercherò di dare risposta ancora più approfondita nella prossima edizione del mio ultimo libro.

Di una cosa dobbiamo però stare sicuri: senza l’emergenza sanitaria questo parlamento sarebbe stato probabilmente sciolto e nessuno vuole questo perché il D-Day della legislatura, il giorno in cui gli onorevoli maturano il diritto alla pensione scatterà il 24 settembre 2022. E con il prossimo parlamento anche in virtù della riduzione dei seggi moltissimi rimarranno a casa soprattutto tra i cinque stelle.

Questa sicuramente la risposta più banale e più evidente del motivo per cui si vuole lasciare senza cure e in isolamento chi manifesta i sintomi del Covid perché, se curassimo come per ogni malattia a domicilio, prima di riempire gli ospedali non avremmo la situazione che ci viene dipinta.

E se qualche medico, per fortuna ce ne sono molti, si appella al principio ippocratico per cui prima di tutto viene il bene del paziente, viene semplicemente sospeso. Perché la scienza non c’è più, è stata sostituita da dogmi di fede; e la libertà è un ricordo oramai lontano ma non dobbiamo abbassare l’attenzione perché il futuro è nelle nostre mani.

Giacinto Cimolai

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