Apriamo gli occhi: non ci sono dittature buone e dittature cattive

di Giacinto Cimolai

La guerra non può che essere condannata, qualsiasi ne sia la ragione, chiunque la vinca, vittime innocenti cadranno su entrambi i campi di battaglia.

Questa guerra in corso, deve però spingerci a capire quello che sta accadendo anche a casa nostra.

Non è questa la sede per fare delle analisi storiche: sarebbe troppo impegnativa per il lettore.

Dobbiamo però fare alcune riflessioni fondamentali. Da alcuni decenni sono in atto dei cambiamenti epocali da una parte e dall’altra del mondo. Semplificando possiamo considerare di avere tre attori principali: gli Stati Uniti, la Russia e la Cina. E poi abbiamo un grande continente che si sta affacciando alla ribalta del nuovo ordine mondiale: l’Africa della quale dovremo parlarne in modo approfondito.

Lo scontro in atto, non è nient’altro che la punta di un iceberg che nasconde una realtà esplosiva, è un vulcano che sta eruttando provocando una grande nuvola di fumo, che rischia di impedire di vedere cosa c’è dietro la nuvola.

L’occidente, capeggiato dagli Stati Uniti e da quello che viene chiamato il Deep State, sta diffondendo una nuova forma di capitalismo che potremmo chiamare “Il capitalismo della sorveglianza”  basato sulla gestione digitale dei dati di ognuno di noi e su una comunicazione del tutto manipolata: la gestione della pandemia del Covid, ne è un esempio eclatante. Senza colpo ferire si è compiuto in Italia, ma non solo, un “colpo di stato”. La democrazia da due anni a questa parte è stata sospesa. Certo, non sono state usate le armi convenzionali, ma è stato sperimentato, purtroppo con grande successo, un nuovo modello di guerra basato sulla paura e il distanziamento. Oggi si discute sulla disinformazione, elemento fondamentale in ogni guerra: russi e ucraini danno informazioni opposte sui medesimi fatti. Esemplare è l’attacco alla centrale nucleare di Zaporizzja: gli ucraini accusano Mosca, la Russia nega, gli USA sono scettici.

E come la chiamiamo l’informazione che ci ha accompagnato per due anni? Ogni giorno il bollettino di guerra, un’informazione quasi totalmente appiattita sui dati forniti dal governo, anche quando era evidente e logico che fossero manipolati.

E i danni della guerra del Covid sono stati e saranno meno pesanti di quelli dell’intervento Russo in Ucrania?

E la libertà negata attraverso una serie di provvedimenti legislativi vergognosi, è meno importante della libertà del popolo ucraino?

Ma come sempre l’unità di misura, è sempre funzionale a chi la utilizza.

La Cina: cosa ha fatto l’occidente quando il Tibet è stato sottomesso? Possiamo affermare che la Cina sia un paese democratico? Perché non abbiamo applicato delle sanzioni verso quel paese che ha permesso con il suo silenzio la diffusione velocissima del Covid?  

Secondo l’OMS al 25 febbraio si sono contate nel mondo 5.922.047 morti.

Se la Cina non avesse nascosto all’inizio quanto stava accadendo a Wuhan e se avessimo immediatamente utilizzato le terapie domiciliari, questi numeri sarebbero completamente diversi.

Il ribrezzo per le morti di civili innocenti in Ucraina, può essere diverso che per le morti di civili innocenti colpiti dalle “pallottole”  del Covid?

E veniamo alla Russia. A scanso di equivoci ribadisco la mia contrarietà verso qualsiasi forma di violenza. Ciò premesso dobbiamo però aprire gli occhi e riattivare i pochi neuroni che ci sono rimasti dopo due anni di paura.

Non sono un esperto di politica internazionale, ma ci vuole poco ad osservare che la Russia propone un modello che si contrappone a quello che potremmo denominare “occidentale”. E’ peggiore o è migliore?  Personalmente non mi piace la deriva autoritaria di Putin ma a casa nostra la deriva autoritaria si è già compiuta e si è anche già trasformata in una dittatura basata su una scienza che si è trasformata in dogma di fede, su un green pass che null’altro è se non la tessera del partito di maggioranza e in un grande inciucio di tutta la partitocrazia, che è disponibile a vendere pure l’anima, pur di rimanere al potere.

La Russia vuole ora togliere le armi al governo Ucraino perché non possa usarle contro il Dombass, gli USA nel   2003  volevano togliere le armi chimiche, che non sono mai state trovate,  a Saddam perché non le usasse contro le minoranze . In Libia nel 2011 è stato abbattuto il regime di Gheddafi, per difendere il popolo o gli interessi di qualche potenza? Abbiamo visto quello che è successo dopo. Gli esempi potrebbero continuare a partire dal Vietnam, al golpe dei militari nel Cile di Allende cui sono seguiti 17 anni di violenze e morti di innocenti.

Condanno senza alcuna riserva quello che oggi accade in Ucraina ma non posso spegnere completamente il cervello e non osservare quello che sta accadendo nel mondo. Non è ancora finito il business delle case farmaceutiche grazie al Covid ed è già cominciato il grande business della guerra grazie al quale le industrie belliche faranno fatturati eccezionali. Le proprietà delle industrie belliche sono però strettamente intrecciate con quelle delle case farmaceutiche e con le multinazionali dell’industria alimentare e della”sorveglianza”.

La nostra meravigliosa Italia ancora una volta si trova coinvolta in un processo distruttivo. Cui prodest?

Siamo stati il terreno di coltura per eccellenza di un grande progetto sociale che ha preso a pretesto il Covid, ora stiamo già pagando gli effetti di sanzioni che abbiamo condiviso, per spaventare il “nemico”.

Forse è opportuno che ci interroghiamo su quanto sta accadendo, togliendoci i paraocchi e attivandoci, ognuno per le proprie capacità, per non rimanere schiacciati tra questi giganti.

Il popolo ucraino sta ricevendo aiuti internazionali mentre il popolo italiano sta ricevendo bollette salatissime, avvisi di accertamento, disoccupazione, povertà. Anche noi abbiamo subito il coprifuoco e ancora oggi siamo soggetti a provvedimenti liberticidi.

Cosa stiamo ancora aspettando? Il popolo ucraino imbraccia le armi per difendere la propria libertà, noi discutiamo nei salotti televisivi mentre l’economia muore e la gente soffre la fame.

I profughi ucraini non hanno, giustamente, bisogno del green pass, i nostri cittadini devono averlo anche per andare al lavoro e per ottenere un pasto caldo alla Caritas.

Forse è il momento di aprire gli occhi, riattivare il cervello e dire basta alla dittatura che stiamo subendo da 2 anni, oltre che alle altre dittature che purtroppo ci sono nel mondo. 

È giunto il momento per fare in modo che il paese reale, quello che produce, quegli oltre 10 milioni di persone che non si riconoscono in questo sistema di governo, si uniscano per salvare se stessi e il paese.

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