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Noi vogliamo creare un progetto per l’uomo, non per il grande capitale finanziario.

LA SOCIETÁ CHE VOGLIAMO

Il sistema ha bisogno di elementi ubbidienti, dotati innanzitutto di salute cagionevole, di scarsa energia e sufficientemente rimbambiti da non capire dove si trovino: un livello di energia e volontà cosciente appena sufficienti per permettere di espletare adeguatamente le funzioni assegnate, né più, né meno.

E poi, attraverso la manipolazione dell’attenzione, che oggi è più che mai evidente, porta gli elementi ubbidienti dove vuole. Non occorre intraprendere particolari campagne di propaganda ideologica: basta costringere l’asino a pensare alla carota, appendendogliela davanti al naso

Noi, invece, vogliamo costruire un circuito di persone e aziende che credano in un progetto etico equo, solidale e inclusivo, lo facciano proprio contribuendo al suo successo, credano nelle proprie capacità e nei propri talenti e, migliorando le proprie condizioni economiche, si impegnino a fare delle azioni a sostegno di chi dalla vita, ha avuto di meno. Solo una maggior attenzione all’ambiente in cui viviamo, un maggior rispetto per l’uomo, un sistema economico etico, possono limitare la desertificazione economicaambientale e culturale che stiamo subendo.

Vogliamo una società collaborativa anziché agonistica, impostata sul lungo termine anziché su quello breve, sui bisogni complessivi delle persone, compreso il bisogno di avere un valore-scopo per la vita, anziché sui bisogni del mercato finanziario.

Una società “materna” che si cura della vita e prepara un ambiente sostenibile. E una società “paterna” che lo difende e lo regolamenta. MADRE e PADRE, cioè la famiglia. Oggi viviamo in una società che è esattamente agli antipodi della famiglia.

Un ambiente “materno” è anche l’opposto del modello globalista. Ciò che è globale non ha un perimetro, un’identità e non si cura dei singoli territori e delle singole genti, né del loro futuro, né dell’ambiente. Consuma tutto e tutti, perché tutto e tutti sono strumento di profitto privo di specificità e di valore intrinseco.

La globalizzazione, senza frontiere e senza dogane, è un modello di organizzazione solo astrattamente ottimale ai fini della massimizzazione della produzione e della distribuzione della ricchezza, perché all’atto pratico produce invece, oltre alla predetta concentrazione dei redditi, l’assoggettamento dei lavoratori e dei consumatori a un insieme di cartelli sovranazionali e irresponsabili che guardano ai propri interessi senza rispetto per lavoratori, per i consumatori, per i popoli e per l’ambiente. 

Noi vogliamo creare un progetto per l’uomo, non per il grande capitale finanziario.

comunitaetica.it creato da @federicomodica | maggio 2020