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Tutto l’universo cospira affinchè chi lo desidera con tutto sè stesso possa riuscire a realizzare i propri sogni. 

 

IL PROGETTO

Il sogno 

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” Se volete che vostro figlio sia intelligente, raccontategli delle fiabe; se volete che sia molto intelligente, raccontategliene di più. “

Albert Einstein

Ecco, così ci piacerebbe presentare questo progetto: una fiaba, un sogno, un progetto di vita e per la vita.

Il sogno potrebbe essere interpretato come una fantasia a occhi aperti, una speranza illusoria: ma può anche essere l’obiettivo che si vuole raggiungere e, da sempre “volere è potere”.

Deepack Chopra scrive: Le nostre intenzioni sono una manifestazione dell’universo totale perché noi stessi ne facciamo parte, e racchiudono in sé il meccanismo della propria realizzazione. A noi basta avere ben chiaro qual è il nostro intento, dal canto loro le intenzioni attirano gli elementi, le forze, gli eventi, le situazioni, le circostanze e i rapporti interpersonali che consentono loro di compiersi. L’intenzione è una forza della natura come la forza di gravità, ma molto più potente.

Il poeta Andrea Zanzotto,  disse: “devo lasciare un biglietto a mio nipote: la richiesta di perdono per non avergli lasciato un mondo migliore di quello che è”.

Non sappiamo se riusciremo a lasciare ai nostri figli e ai nostri nipoti un mondo migliore, ma vogliamo provarci, vogliamo osare.

Abbiamo deciso di impegnarci per un sogno e vogliamo credere che il nostro sogno sia anche il sogno di molti: servizi per gli anziani, attenzione per i bambini e le persone diversamente abili, prospettive concrete per i nostri figli, solidarietà per chi dalla vita ha avuto di meno, rispetto per l’ambiente, attenzione per le piccole imprese che sono il tessuto produttivo di questo paese, rivalutazione dell’agricoltura, perché da questa nasce il cibo che mangiamo e cibo più sano significa più salute.

Perché tutti abbiamo la speranza di diventare vecchi e non vorremmo finire in una casa di riposo, perché la maggior parte di noi ha avuto dei figli e sa quanto sia difficile offrirgli una prospettiva concreta, perché se non rispettiamo l’ambiente in cui viviamo lasceremo ai nostri nipoti un deserto, perché non tutelare le piccole imprese che soffrono significa impoverire ancora di più questo paese diventando ostaggi della globalizzazione, perché lasciare l’agricoltura nelle mani delle multinazionali significa distruggere un patrimonio che ci appartiene e ammalarci sempre di più.

Immaginiamo un luogo in cui gli anziani siano rispettati, i bambini possano crescere sereni, i diversamente abili vengano valorizzati per le loro sensibilità, le donne possano realmente svolgere il grande ruolo che gli spetta in questa società, i giovani non siano costretti a scappare all’estero per cercarsi un lavoro, l’ambiente sia rispettato nella sua biodiversità. La scuola sia vero strumento di formazione e crescita e non diplomificio.

​Ecco, tutto nasce da qui, dall’idea di un villaggio intergenerazionale racchiusa nell’illustrazione.

 

Anziani 

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Creare prospettive concrete di vita dignitosa per tutti gli anziani che dopo anni di lunghi sacrifici vengono spesso “rinchiusi” nelle case di riposo.  Il futuro demografico del paese secondo l’ISTAT prevede una costante flessione della popolazione residente. La flessione rispetto al 2017 (60,6 milioni) sarebbe pari a 1,6 milioni di residenti nel 2045 e a 6,5 milioni nel 2065 con un aumento dell’età media di oltre cinque anni per entrambi i generi giungendo a 86,1 anni per gli uomini e 90,2 per le donne. Oggi abbiamo 13,5 milioni di anziani e un anziano su due soffre di almeno una malattia cronica grave o è multicronico, inoltre la riduzione di autonomia personale riguarda circa un anziano su 10.

Se ad oggi sempre secondo l’ISTAT gli over 65 rappresentano un quarto della popolazione, stando alle proiezioni nel 2050 diventeranno più di un terzo, vale a dire 20 milioni di persone, di cui oltre 4 milioni avranno più di 85 anni. Ma la situazione potrebbe già nel 2030, fra solo 10 anni, creare delle grosse problematiche perché ci potrebbe essere una impennata di persone non autosufficienti.

Questi pochi dati pongono molti interrogativi ma alcuni devono farci riflettere immediatamente:

–       Vivremo più a lungo ma aumenteranno anche gli anni di cattiva salute?

–       L’offerta di servizi e la loro qualità sarà sufficiente a far fronte a una crescente effettiva necessità di una componente la popolazione che rappresenterà a breve 1/3 della popolazione residente?

La definizione di salute che ci viene dall’OMS (organizzazione mondiale della sanità) è quella di completo benessere fisico, mentale e sociale, e non soltanto di assenza di malattia o infermità. E’ questo che vogliamo per il nostro futuro o ci accontentiamo di vegetare in qualche casa di riposo?

 

Diversamente abili

Le stime del CENSIS prevedono che nel 2020 i disabili in Italia saliranno a 4,8 milioni pari al 7,9% della popolazione e raggiungeranno i 6,7 milioni nel 2040 (10,7%). 

Una fetta consistente di italiani che spesso sembra ancora invisibile agli occhi della collettività, forse perché spesso la disabilità nell’immagine comune viene rappresentata con una disabilità motoria mentre invece, sono le disabilità intellettive ad essere più diffuse in età evolutiva e spesso sono nascoste. E quando avanzano con l’età, le persone con disabilità intellettiva sono ancora più invisibili.

La scuola gioca un ruolo fondamentale accanto alla famiglia, nel processo di presa in carico e inclusione della persona con disabilità nella società, rappresentando forse l’unica risposta istituzionale efficace su questo fronte. E dopo la scuola?  E’ lì che la persona con disabilità intellettiva diventa invisibile. Oltre l’età scolastica, gli adulti Down e autistici scompaiono nelle loro case, con ridottissime opportunità di inserimento sociale e di esercizio del loro diritto alle pari opportunità. Nel mondo del lavoro l’inclusione è pressoché inesistente. E la maggioranza di quelli che lavorano (oltre il 60%) non è comunque inquadrata con contratti di lavoro standard. Nella maggior parte dei casi lavorano in cooperative sociali, spesso senza un vero e proprio contratto. In oltre il 70% dei casi non ricevono alcun compenso o ne percepiscono uno minimo, comunque inferiore alla normale retribuzione per il lavoro che svolgono.

I dati confermano poi quello che le persone con disabilità sanno bene, ovvero che il vero perno del welfare è la famiglia, sulla quale ricade la responsabilità e il peso dell’assistenza delle persone con disabilità, soprattutto in età adulta. I sostegni delle istituzioni sono estremamente limitati e focalizzati quasi esclusivamente sul supporto economico.

In questo panorama desolante la maggiore preoccupazione di ogni famiglia con un figlio diversamente abile è una sola: quella per il futuro dei loro figli con disabilità, una volta che loro non potranno prendersene più cura. Una fotografia che deve far riflettere ognuno di noi e che ci deve stimolare a divenire parte attiva per ripensare le misure del welfare a favore di tutte quelle famiglie che sono costrette a vivere l’assistenza ad un figlio disabile come un peso.

 

Occupazione

Circa 3 milioni sono le persone senza occupazione con una punta del 33% per quanto riguarda la disoccupazione giovanile. Ma la realtà è ancora più grave e se è vero che senza autonomia economica viene meno anche la libertà e la dignità dell’uomo, la situazione ci deve far riflettere perché potrebbe capitare ad ognuno di noi di rimanere senza un lavoro anche a 50 anni con tutte le difficoltà di reinserimento, o di avere un figlio che per trovare una giusta soddisfazione professionale deve andarsene all’estero. Il diritto al lavoro rappresenta il primo elemento per salvaguardare la dignità di ognuno.

Nessun uomo è libero se non è padrone di sè e senza libertà economica non c’è nessuna libertà.

 

 

Piccole imprese

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Secondo la Confesercenti, dal 2007 ad oggi oltre 600 mila piccoli imprenditori hanno detto addio alla propria attività. Questi sono stati gli effetti a dir poco devastanti della crisi economica di questi anni sul tessuto produttivo italiano. Troppi si sono suicidati. E la crisi ha colpito soprattutto le piccole imprese del commercio che sono state letteralmente decimate. 

Tra il 2011 e il 2016 c’è stata una media di 122 chiusure al giorno. Eppure ci sarebbero ottime ragioni per sperare che proprio queste piccole aziende del commercio riprendano vigore produttivo. Speranze che hanno a che fare con il destino stesso della nostra economia nazionale. Purtroppo oggi l’emergenza sanitaria sta distruggendo l’economia mondiale e ancor più la nostra. Quando usciremo dagli “arresti domiciliari” ci si presenterà un paese devastato che ha bisogno di essere ricostruito come dopo una guerra. 

Non basteranno più le politiche di piccolo cabotaggio per salvare la propria poltrona. Servirà un nuovo new deal e noi abbiamo già lanciato la nostra proposta: IL GIUBILEO DEL DEBITO  e un servizio di tutela legale per la maggior parte del paese che è vessato dallo Stato e dalle banche commerciali.  

 

Ambiente 

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Non c’è rispetto per l’uomo se non c’è rispetto per l’ambiente nel quale vive. Il modello economico in atto sta desertificando il pianeta e creando una popolazione di ammalati. Dobbiamo ritornare a modelli di produzione agro-alimentari che non siano nelle mani esclusive delle grandi multinazionali. 

Dobbiamo prendere coscienza che i glifosati, i pesticidi sistemici, l’inquinamento delle falde acquifere e dell’aria entrano nel ciclo della catena alimentare, finiscono nel nostro piatto e sono la vera causa delle malattie che si stanno diffondendo sempre più. Soltanto in Amazzonia ogni minuto viene deforestata una superfice pari a 10 campi di calcio riducendo la biodiversità, diminuendo la produzione di ossigeno e aumentando quella di CO2 e i cambiamenti climatici stanno desertificando vaste aree del pianeta.

 

 

Agricoltura sociale 

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Per un’agricoltura che consenta a chi la pratica una giusta redditività e produca la materia prima per cibi più sani. Perché, mantenersi in salute è l’obiettivo di tutti. Ma per farlo dobbiamo partire dalla base: l’alimentazione

Anche Ippocrate affermava che il cibo è la nostra medicina. E per mangiare bene è necessario produrre bene, quindi naturale, sano. Utilizzando metodi di coltura rispettosi della natura e sistemi di trasformazione e distribuzione che ci permettano di conservare i valori nutrizionali, ma anche di mantenere prezzi competitivi. E poi un’agricoltura sostenibile. Sostenibilità e sviluppo si incontrano e si integrano a vicenda nel concetto di “Sviluppo Sostenibile” che negli ultimi anni è stato oggetto di diverse interpretazioni.

Sostenibilità è uno sviluppo che risponde alle necessità del presente, senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare le proprie necessità. Ma rappresenta anche la capacità di raggiungere il soddisfacimento della qualità della vita, mantenendosi entro i limiti della capacità di carico degli ecosistemi che ci sostengono.

Significa costruire un progetto nel rispetto delle forze della natura, riconoscendo che senza di essa la vita nel pianeta non ci può essere.

comunitaetica.it creato da @federicomodica | maggio 2020