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Se questa è la scuola, quale futuro abbiamo?

Come molti genitori, mi sto ritrovando a rifrequentare gli istituti scolastici per dei colloqui con gli insegnanti.

E’ desolante, ma nulla è cambiato nella sostanza, rispetto a quando anch’io frequentavo il liceo. Ora c’è il registro elettronico che prima non c’era, andare in “marina” una delle attività più trasgressive, è diventato quasi impossibile. Se un genitore vuole può esercitare un controllo assoluto sul proprio figlio, non gli manca nulla, non serve più chiedere nulla, è sufficiente scorrere le pagine del registro: non solo assenze ma anche voti, programmi svolti, gite e quant’altro, quasi quasi, non serve neanche più il colloquio con l’insegnante. Se poi aggiungessimo un braccialetto elettronico ai nostri figli, potremmo realizzare un carcere modello. 

Io consiglierei anche un piccolo test sulla qualità del servizio, quelle faccine che oramai trovi dappertutto. Una valutazione sulla scuola, sugli insegnanti, sull’organizzazione, una faccina a disposizione dell’allievo e una dei genitori. 

Credo avremmo delle piacevoli sorprese.

Possiamo esprime il nostro gradimento o meno verso la sanità, verso i dipendenti della pubblica amministrazione, nelle aziende private, ma nella scuola no. Non si tocca! Se lo fai muori, come sui piloni dell’alta tensione. Se hai il coraggio di mettere in discussione il “servizio” offerto rischi la rappresaglia, ma non nei tuoi confronti, bensì nei confronti di tuo figlio. Ma questo non è un metodo proprio di organizzazioni non proprio educative? 

Se la frequenti, la scuola, capisci perché questo paese non possa cambiare.

Professori che si presentano qualificandosi come “pubblico ufficiale”, professori che ti insegnano ad educare tuo figlio ma loro non ne hanno nemmeno uno, professori che non conoscono nemmeno la lingua italiana ma pretendono che tuo figlio si esprima in modo più compiuto e dirigenti scolastici che se fossero in un’azienda privata verrebbero licenziati per giusta causa, nell’arco di qualche giorno. 

Non tutti gli insegnanti sono così e nemmeno tutte le scuole, non si può generalizzare, ma questa è l’immagine che ne ho avuto. 

Insegnanti che fanno 18 ore la settimana e pretendono che l’allievo ne faccia 60, insegnanti talmente oberati di lavoro che durante le lezioni non hanno il tempo di dare i compiti per casa e allora inviano via chat i compiti da fare per il lunedì, il sabato sera.

Se facessimo così con chi lavora, riusciremmo per la prima volta dopo tanti anni ad organizzare uno sciopero generale di massa. Cadrebbe il governo, anche se è intoccabile.

Eppure nella scuola tutto ciò accade ed è anche considerato normale. L’intelligenza è un optional, l’importante è l’obbedienza. Meno domande ti fai meglio stai, più studi a memoria per prendere un bel voto, meglio è. Se poi il giorno dopo non ricordi nulla e non hai capito quello che hai studiato,  poco importa il voto lo hai già preso e fa media. 

Se dimostri sensibilità, se non ti accontenti di dire signor sì ma cerchi di usare il tuo ragionamento, sei un allievo problematico, forse iperattivo, necessiti di supporto psicologico; non parliamo poi se hai il coraggio di rispondere ad un sopruso, supposto o reale che sia. L’autorità costituita non si mette in discussione, del resto l’insegnante è un “pubblico ufficiale”,  mi ha fatto presente un insegnante di chimica.

Poi ci sono insegnanti meravigliosi che mi chiedo come facciano a rimanere in questa scuola, insegnanti che ci mettono la passione, che supportano i talenti dei nostri figli, ma sono una minoranza.

Qualsiasi attività formativa nel mondo del lavoro oltre che utilizzare gli strumenti tecnologici a disposizione, si pone l’obiettivo di essere coinvolgente, nella scuola il solito insegnamento paludato: l’insegnante in cattedra, lo studente dietro il suo banco. In bagno non si va, si reca disturbo, in fabbrica è un diritto sacrosanto. In moltissimi posti pubblici e in molte aziende c’è il distributore per l’acqua perché, giustamente è considerata un elemento essenziale per la vita. A scuola anziché insegnare che è fondamentale per mantenersi in salute, bere costantemente durante la giornata, ti obbligano, nella sostanza a non bere, perché se bevi, lo dice anche la pubblicità, fai plin plin e andare in bagno è un elemento di disturbo: non si va la prima ora perché sei appena arrivato, non si va l’ultima ora perché poi vai a casa. Ma se questo avvenisse nei nostri posti di lavoro lo accetteremmo? 

E se, come credo, la risposta è no, perché accettiamo che tutto questo lo debbano subire i nostri figli?

I giovani rappresentano il nostro futuro, senza di loro, avremo gravi problemi. Ma noi vogliamo veramente per i nostri figli un futuro di obbedienza e un presente senza stimoli ? 

Nell’antica Grecia l’apprendimento passava attraverso l’osservazione, oggi l’importante è l’obbedienza e il voto, la capacità di ragionamento e di sviluppare i talenti un optional.

 

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comunitaetica.it creato da @federicomodica | maggio 2020