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Siamo tutti sulla stessa barca

“Dividi et impera”. Sulla base di questo semplice principio per migliaia di anni il potere il sistema di potere è  sopravvissuto a tutto.

E da quando siamo dentro questa grande pandemia il principio è stato utilizzato con sottile intelligenza.

Il risultato è sotto gli occhi di chiunque voglia usare un po’ di buon senso.

Non serve essere dei geni per capire quello che sta accadendo.

Da un anno a questa parte ci hanno chiesto sacrifici per combattere il virus, lockdown, didattica a distanza attività chiuse. Zone rosse, arancioni, gialle, arancio rinforzato. Grandi discussioni, addirittura cambiamenti di governo: ora abbiamo ai vertici il “migliore”. Ma per chi? Per chi sta cercando di sopravvivere o per chi sta cercando di arricchirsi anche sulle disgrazie?

Non si può certo giudicare un governo che si è appena insediato ma, se il buongiorno si vede dal mattino, siamo messi abbastanza male.

Tanto per cambiare abbiamo ancora alla salute il Ministro Speranza, un cognome che rappresenta un programma. Ancora una volta si decide, esattamente ad un anno di distanza, un altro periodo di arresti  domiciliari. Oramai non servono più nemmeno le pattuglie per farlo rispettare. Siamo diventati talmente obbedienti che rimaniamo a casa in anticipo. Non aspettiamo nemmeno che arrivi lunedì per iniziare l’ennesima “prova di responsabilità”.

Certo non dobbiamo più aspettare le conferenze stampa notturne di Conte, oggi è tutto più discreto, non più DPCM ma Decreti Legge. Ma la sostanza è cambiata?

Dove sono i ristori? Come è possibile che si possano pagare le cartelle esattoriali dopo un anno come il 2020? E perché allora sono in viaggio 50 milioni di cartelle e si è spostata la ripresa del pagamento della rottamazione solo al 30 di aprile.

Oramai nessuno può pensare di non essere toccato dalla crisi. Forse solo i dipendenti dello stato possono stare tranquilli ancora per un po’ di tempo. Per tutti gli altri il mare è in burrasca. E siamo tutti sulla stessa barca. Il dipendente non ha un destino diverso dal suo titolare. E’ pur vero che i licenziamenti sono stati bloccati fino al 30 giugno, e poi?

Quando le aziende chiudono saltano anche i posti di lavoro e i prossimi mesi la situazione peggiorerà.

E nel frattempo tutti ce ne stiamo a casa con la nostra mascherina. Ma a cosa è servita la mascherina, il distanziamento, la didattica a distanza la chiusura dei ristoranti se oggi siamo di nuovo come un anno fa?

Come mai altri paesi: Svezia, Giappone, Corea, Indonesia e sei Stati degli USA ce l’hanno fatta senza chiudere tutto?

Per quale motivo continuiamo a ad utilizzare come unico sistema la distruzione totale dell’economia con le chiusure indiscriminate?

Fino a quando siamo ancora disponibili all’obbedienza cieca? A porgere il deretano?

I debiti accumulati prima del Covid e durante questa emergenza sono oramai impagabili, non solo per noi ma per tutto il pianeta. Il debito complessivo del mondo  ha superato il PIL e quindi è tecnicamente impossibile il suo pagamento. Urge un “GIUBILEO DEL DEBITO”, la cancellazione dei debiti per far riprendere l’economia e ridare speranza a milioni di persone. Urge attivarsi e opporsi alle azioni di recupero di Agenzia per le riscossioni.

Oppure dobbiamo accettare di diventare i nuovi schiavi nelle mani dei soliti potenti.

Basta evidenziare le divisioni, questo è il momento di individuare i punti in comune per combattere la vera emergenza: quella che ci vuole tutti allineati e obbedienti, tutti a casa con la mascherina per non disturbare il manovratore.

 

Giacinto Cimolai

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comunitaetica.it creato da @federicomodica | maggio 2020

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