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Una catena è forte quanto il suo anello più debole

Una catena è forte quanto il suo anello più debole

Anche le piante hanno un linguaggio e un sistema nervoso diffuso come lo definisce Stefano Mancuso. Forse l’esempio più immediato ed evidente è la Mimosa Pudica: avvicini un dito e lei si rinchiude in se stessa, senza toccarla. Ma c’è anche un linguaggio nascosto che non ci è immediatamente percepibile. “La Vita Segreta degli Alberi” di Peter Wohlleben ci spega come esista un sistema di solidarietà utilizzato dagli alberi nel bosco. Il loro benessere dipende dalla comunità -afferma l’autore- e se i presunti deboli spariscono, anche gli altri ci perdono.

Il bosco non è più chiuso, il sole caldo e i venti burrascosi possono spingersi fino al suolo e alterare il clima fresco-umido. Anche gli alberi forti si ammalano diverse volte nel corso della loro vita e in queste situazioni dipendono dal sostegno dei loro vicini più deboli. Se questo viene a mancare, è sufficiente un’innocua infestazione da insetti per segnare il destino perfino di alberi giganteschi. E riporta un esempio bellissimo di aiuto. Nei suoi primi anni di guardia forestale, Peter aveva praticato l’anellazione a dei faggi giovani, per lasciare più spazio a quelli più grandi. L’anellazione consiste nell’asportare una striscia di corteccia a un metro di altezza, per far morire l’albero. L’albero senza corteccia non può trasportare lo zucchero dalle foglie alle radici e quindi queste sono destinate a morire di fame, ma a questo punto le radici non pompano più acqua alle foglie e ne consegue la morte dell’albero. Molti esemplari però continuarono a crescere più o meno vigorosamente perché i loro vicini, rimasti intatti, erano subentrati nell’approvvigionamento interrotto delle radici tramite la loro rete sotterranea, permettendo ai loro compagni di sopravvivere. Alcuni sono addirittura riusciti a colmare il buco nella corteccia facendola ricrescere. Ecco quanto può essere potente la comunità degli alberi. Una catena è forte quanto il suo anello più debole: questo antico detto popolare potrebbe essere stato inventato dagli alberi. E poiché ne sono consapevoli a livello intuitivo, si aiutano gli uni agli altri incondizionatamente.

Questo è il modello sociale che vogliamo costruire, un sistema dove tutti hanno un proprio ruolo, dove tutti sono importanti, anche i più deboli perché senza di loro anche i forti si indeboliscono. Un sistema dove la solidarietà e la mutualità riprenda valore. Una società dove il più forte deve preoccuparsi del più debole perché da lui dipende anche il proprio futuro.

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comunitaetica.it creato da @federicomodica | maggio 2020